Benvenuti su questo nuovo progetto dedicato al cinema, ai film ed a tutti i personaggi che formano questo mondo.
Questo sito ha l'ambizione di essere uno dei progetti più completi nel panorama italiano se non mondiale, infatti
abbiamo oltre 50 mila film e 100 mila personaggi recensiti. Al momento questa è una versione beta quindi non troverete
tutte le informazioni complete, ma stiamo lavorando affinché con il passare del tempo possiate trovare tutto quello che,
sia agli appassionati sia ai normali utenti, interessa su questo mondo.
Il regista turco Ferzan Ozpetek si presenta venerdi 12 marzo 2010 nelle sale cinematografiche con il suo ultimo lavoro tutto made in Salento, Mine Vaganti. Prendendo le mosse da una vicenda di per sè banale e legata al quotidiano di ciascuna famiglia del meridione italiano – un figlio che fa ritorno dalla città dove si è trasferito per frequentare l’università – Ozpetec scava nel perbenismo borghese che affligge una società ancora oggi legata fortemente alle apparenze, a tradizioni e modi di pensare oramai per certi versi superati. Ed è proprio la chiusura mentale della famiglia Cantone, così salentina nell’aspetto e nell’anima, assieme alla forte urgenza di “salvare le apparenze”, che creerà non pochi problemi a Tommaso, di ritorno da Roma con una novità che non farà piacere a tutti…In poche parole: un film piacevole che affornta in modo ora ironico ora amareggiato il tema di quell’omofobia ancora oggi così forte non solo nei paesini del meridione italiano ma, più in generale, nella coscienza collettiva.
Nel bene e nel male gli oscar 2010 hanno visto il trionfo delle donne: pensiamo a Katherine Bigelow, che ha vinto l’oscar per miglior film e miglior regia con The Hurt Locker, ed a Sandra Bullock, che ha accettato simpaticamente l’oscar chiamato Razzie Award, (la Pernacchia D’Oro, se vogliamo trovare una traduzione). Al plurinominato Avatar (il cui regista James Cameron, giusto per curiosità, è l’ex marito di Katherine Bigelow) va il premio per la fotografia, tra l’altro assegnato all’italo-americano Michael Giacchino. Rimane a secco Quentin Tarantino, con il suo Bastardi Senza Gloria…Vi proponiamo il trailer di The Hurt Locker.
L’ultima fatica di Martin Scorsese è proprio quello che vi ci vuole se avete voglia di farvi una bella dormita in una sala cinematografica. Nonostante la regia, il protagonista (Leonardo di Caprio), il trailer e la locandina promettano decisamente bene, il film offre ben 138 minuti di pura non-azione soporifera, giocando sulla ripetizione e sulla sovrapposizione di temi, motivi e clichè cari alla cinematografia sia di matrice americana che europea, come la scala a chiocciola, tanto per citarne uno. Ma al di là dell’autoreferenzialità cinematografica non si riesce ad andare…Finale deludente. Se proprio siete dei fans accaniti di Scorsese o di Di Caprio e non potete farne a meno…andate a vederlo.
Proprio nel periodo in cui il kolossal in 3d Avatar sta impazzando in tutto il mondo, si svolge a Bologna il Future Film Festival: si parla insomma di futuro del cinema mentra il cinema del futuro è già in programmazione nelle sale.James Cameron prende per mano gli spettatori di ieri e li trasforma in attori di domani, offrendogli un paio di occhiali per la visione in 3D ed una buona dose di effetti speciali ed animazioni. Sicuramente tra le altre cose si parlerà anche di questo al Future Film Festival, la kermesse dedicata ai professionisti del settore della celluloide così come ad appassionati del grande schermo, in scena ogni anno a Bologna dal 1999. Appuntamento quindi dal 26 al 31 gennaio a Bologna per parlare di spettatori/attori, di effetti speciali, novità, 3D e tanto altro ancora.
Oggi abbiamo rivisto The Millionaire, film vincitore di 8 premi oscar nel 2009, per la regia di Danny Boyle. Giunto all’ultimissima domanda dell’edizione indiana di Chi vuol esser milionario, Jamal Malik ha un unico obiettivo: riconquistare il suo indimenticato amore infantile Latika e riscattarla dalla protezione del suo aguzzino, uno dei più potenti boss di Mumbai. Alla polizia che lo interroga, perplessa per l’improbabilità del fatto che un ragazzino dei bassifondi sia stato in grado di rispondere a quasi tutte le domande del quiz, egli narra proprio la storia di una vita e delle sue esperienze vissute sempre in funzione del suo ricordo di Latika e del suo desiderio di riabbarcciarla. Ovviamente il giovane riuscirà nei suoi intenti, riconquistando l’amore perduto ed acquisendo una popolarità mediatica senza precedenti.
E’ uscito in tutti i cinema da pochi giorni la nuova fatica di Carlo Verdone. Il film narra la storia di un prete missionario – Don Carlo, un vero e proprio alter ego del regista/attore – che, avendo fatto ritorno dall’Africa in preda ad una crisi esistenziale, si ritrova alle prese con una famiglia – la sua – ben poco predisposta ad ascoltarlo e, al contrario, pronta a trascinarlo in un pasticcio: l’anziano padre di Carlo, interpretato da un brillante Sergio Fiorentini, si è sposato con una donna ben più giovane e viziata di lui, la slava Olga. Alla morte improvvisa di Olga, la casa di famiglia passa alla figlia Lara, che in questo modo tiene in scacco Carlo ed i suoi due fratelli – lo sniffatore incallito Marco Giallini e la sorella ipocrita e borghese Anna Bonaiuto, interessati ovviamente a recuperare la proprietà di famiglia. Per far ciò non dovranno far altro che aiutare Lara (Laura Chiatti) – che per un istante sembra indurre in tentazione Don Carlo – ad ottenere l’affidamento del figlio. Ovviamente l’happy end è scontato, così come lo sono le tipiche gag alla Verdone maniera, il quale si muove sapientemente e con disinvoltura, come su un palco teatrale, in una serie di rapporti intessuti con i personaggi tipici della tradizione della commedia all’italiana, fatta di vizi, ipocrisie, perbenismo e malizia. E con fare ora amareggiato, ora polemico, ora stupefatto, Don Carlo riuscirà a condurre anche questa volta i suoi spettatori verso un finale positivo, nel quale tutti ottengono ciò che vogliono, ricordando però che spesso è più facile essere felici nel terzo mondo che in questo schizofrenico occidente…
A Christmas Carol è l’imperdibile film firmato Walt Disney, che renderà il vostro Natale e quello dei vostri figli magicamente indimenticabile. Basato sull’omonimo racconto di Charles Dickens, il film narra la storia del perfido e scontroso Scoorge (un Dr. House ante litteram!), che detesta il Natale e non vuol proprio sentirne parlare. Finchè un giorno non gli fanno visita i tre spiriti del Natale, giunti per mostrargli il suo passato, il suo presente, ed il suo futuro….sarà per il vecchio Scoorge l’occasione di pentirsi e riscattarsi. A Christmas Carol è un classico del teatro per ragazzi ed è stato più volte riadattato per il cinema: la Walt Disney è riuscita in ogni modo a farne un vero e proprio capolavoro, grazie all’uso della tecnologia 3D capace di rendere ciascuna scena quanto mai vivida e spettacolare, proiettando lo spettatore in ambienti e situazioni che sembrano quasi avere più di tre dimensioni. La regia è di Robert Zemeckis; il poliedrico Jim Carrey interpreta Scoorge ed i tre spiriti; nel cast troviamo anche Robin Wright Penn, Gary Oldman, Colin Firth, Cary Elwes.
Doppietta pugliese in queste settimane nei cinema italiani. Dopo Cado dalle Nubi, di cui vi abbiamo parlato pochi giorni fa, è oggi il turno di un altro film made in Puglia, ma di tutt’altro genere. Stiamo parlando di L’uomo nero, per la regia di Sergio Rubini, un film drammatico capace di riportarci ad una Puglia e ad un’Italia degli anni Sessanta, anni dai quali per certi versi sembra non essere mai cambiata. Il film narra la storia di Ernesto Rossetti, semplice paesano di San Vito dei Normanni che – non avendo potuto inseguire il sogno di dedicarsi allo studio dell’arte – svolge il mestiere di capostazione, dedicandosi alla pittura solamente nel tempo libero. Utilizzando la tecnica del flash back, il film ci mostra la vita di Rossetti vista con gli occhi del figlio Gabriele, che cresce circondato da una madre amorevole ma spesso intenta in fitte conversazioni notturne con i suoi cari defunti, da uno zio Pinuccio apparentemente libero ed indipendente ma poi inevitabilmente schiacciato dalle convenzioni del sistema, e dal padre appunto, eterno appassionato (o meglio ossessionato) di Césanne che un giorno – un pò spinto dalla sua reale passione per l’arte, un pò da un desiderio di approvazione da parte del paesino – decide di allestire una presonale presso la pro loco…gli eventi sembreranno non portargli fortuna, negandogli anche la stima del figlio. Dovranno passare molti anni prima che proprio Gabriele – tornato al paese per seppellire il padre – si renda conto che il padre era tutt’altro che un fallito. Un’interpretazione personale della società sia degli anni ‘60 che odierna, dei suoi vizi e dei suoi difetti, ed un sapiente ritorno di Rubini alla sua Puglia natìa con un film che, avvalendosi di un finale a sorpresa, stupisce anche gli spettatori meno ingenui. Nel cast, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Anna Falchi.
Uscirà in America il 18 dicembre ed in Italia il 15 gennaio l’attesissimo fantasy intitolato Avatar, per la regia di James Cameron. Il film narra la storia di Jake Sully (Sam Worthington), un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle che però non ha perso l’energia e la voglia di lottare e combattere. Ecco perchè è stato reclutato per compiere un viaggio anni luce verso l’avamposto di Pandora, dove una società sta lavorando all’estrazione di un minerale in grado di risolvere la crisi energetica che sta per mettere in ginocchio la Terra. Da vedere ovviamente per gli amanti del genere. Tra i protagonisti troviamo anche Giovanni Ribisi, Zoe Saldana, Sigourney Weaver, Michelle Rodriguez, Joel David More
È stato un fine settimana di vero e proprio trionfo per il comico barese Checco Zalone: il suo film d’esordio - intitolato Cado dalle Nubi - ha incassato nel primo sabato e domenica d’uscita quasi tre milioni di euro, battendo il kolossal New Moon. «Oggi mi sento l’unghia del mignolo di Totò», ha affermato l’attore Luca Medici, musicista, laureato in legge che ha scelto come nome d’arte una crasi dal dialetto barese (‘Che cozzalone!’, che significa ‘Che grande cafone!’).
Un film made in Italy con un budget tutto italiano (regia di Gennaro Nunziante e produzione di Pietro Valsecchi) batte quindi un film americano e vince con una comicità per nulla volgare rispetto a quella a cui i cinepanettoni natalizi ci hanno abituato. Grande trionfo quindi per il debutto al lungometraggio del comico barese, amatissimo dal pubblico di Zelig e non solo.